Essere pagato, anche se poco, per scrivere di terre lontane. E poi supporto da una redazione e possibilità di pubblicare le proprie storie su un sito di qualità. Non sono abituato a fare spot, ma se fossi ancora all’università parteciperei al volo al ‘correspondents program’ di Glimpse. I requisiti fondamentali: vivere in un Paese straniero (e scriverne) per almeno dieci settimane fra agosto e dicembre, avere più di 18 anni e – naturalmente – scrivere in inglese. Unica pecca: iscriversi costa 25$ (ma in casi di gente che non se lo può proprio permettere si può essere esentati).
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Hai fatto bene a segnalarlo, per la cronaca. Sebbene sia un genere di reclutamento che personalmente considero ormai stucchevole. Tutta ‘sta teoria di neo reporters, questi ultimi persino a pagamento, mette a rischio è il piacere di scoprire il mondo a modo proprio. Insomma, bello, utile e interessante, ma quando è troppo è troppo…
Buttiamo le baedeker, spegniamo videocamere e iutiùb e partiam come ignari pellegrini 
Sto invecchiando mi sa…
Questo mi sembra qualcosa di diverso dai soliti neoreporters -infatti c’era anche il limite minimo di permanenza in un paese – e qualcosa di più simile alla chance di scrivere reportage, che è un’altra cosa, altrimenti non lo avrei più segnalato. L’importante quando si parte, a mio avviso, è non essere troppo ‘pieni’, altrimenti nel corso del viaggio non può ‘entrare’ nulla…
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