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Tradurre è una cosa seria. Mi rendo conto però, anche dopo essermi confrontato con gente che lo fa per mestiere, che la paga è misera e i tempi strettissimi e che questo contribuisce a spiegare la qualità pessima di molte traduzioni. E quindi mi rivolgo non solo ai traduttori, ma anche a editori, produttori, distributori: abbiate pietà di noi.
Tradurre deve essere una cosa seria. Passi non riuscire a riproporre il ritmo, il tono di un autore. E’ molto difficile, io non saprei da che parte iniziare. Ma mentre si è alle prese con l’inglese non si può cadere sui false friends, i ‘falsi amici’, le parole che assomigliano tanto a parole italiane ma vogliono dire tutt’altro. Roba da lezione di inglese da scuole medie. Accorgersi mentre si legge un libro, si guarda un film, che il traduttore ha sbagliato in modo orrendo rovina tutto, colpisce e affonda la sospensione dell’incredulità e getta un’ombra sul resto dell’0pera. Non parliamo di imperfezioni, di traduzioni mediocri: parliamo di assurdità, scempi, orrori. E succede spessissimo, purtroppo.
E dire che basterebbe l’umiltà di ripensare al senso di quello che si è appena tradotto, per capire che non ha senso. Basterebbe che il redattore controllasse la traduzione con un minimo di attenzione, passione. Ma evidentemente si risparmia anche su questo. Però un po’ di incompetenza evidentemente c’è, e spesso non si sa nemmeno l’italiano. Per non tralasciare la mia categoria, aggiungo che spesso i più comici sono i giornalisti che si lanciano in fantasiose traduzioni di agenzie reuters per imbastirci articoli o servizi tv.
Da usare come puro riferimento per traduttori o aspiranti tali, elenco qui una serie di note tratte dalle letture/visioni degli ultimi giorni, in ordine sparso e senza distinzione fra generi (ma nel calderone ci sono dentro tre libri di grossi editori, la traduzione di un film premio oscar, un tg, una pubblicità).
Lezione di false friends: morbid non significa morbido, ma morboso; helmet non significa sempre elmetto, ma anche e soprattutto casco; ingenuity significa inventiva, ingegno e non ingenuità; trivial non significa certo triviale, ma futile; chainsaw si può certo tradurre nel pedestre ’sega a catena’ ma motosega è più adatto al linguaggio parlato; supernatural si traduce soprannaturale e non supernaturale; organic food è cibo biologico e non certo ‘organico’(!).
Per saperne di più: qui qualche altro esempio di pessime traduzioni; approfondimento sulla situazione della traduzione in Italia (qui l’originale su Nazione Indiana); la turbotraduzione di Dan Brown in Germania












wickeeed…
Se il traduttore è sottopagato e incalzato da scadenze improponibili, puoi ben immaginare quale sarà la situazione del redattore… Io mi sono trovata a ricoprire entrambi i ruoli e ti assicuro che, per quanto il tempo scarseggi in entrambi i casi, è sempre più facile evitare di cadere in certi tranelli linguistici affrontando una traduzione da zero che mettere mano nei pasticci altrui. Spesso riscrivendo intere frasi, giova ricordarlo, per un compenso che è ben più basso di quello corrisposto al traduttore…
Hai proprio ragione… Da sei mesi a questa parte non faccio altro che rimettere a posto (=riscrivere) orrori altrui, con orari di lavoro massacranti (vita sociale addio) per una paga di mese in mese sempre più irrisoria…!
Alessandra, grazie per la testimonianza. Il mio intento non era gettare la croce su categorie di lavoratori quasi sempre precari e sottopagati. Credo che molti traduttori siano inetti, questo sì, altrimenti non cadrebbero in certi errori. Non ci troveremmo inondati di cibo ‘organico’, di cambiamenti ‘drammatici’, di eventi ‘supernaturali’, di situazioni ‘morbide’, di fatti ‘triviali’.
Ma è chiaro che il problema è a monte. Forse, se ci fosse una percezione più ampia dell’entità del problema, qualcuno potrebbe decidere di investirci un po’ di risorse in più. Forse. Il ragionamento era questo.