
(di Fred Vargas, Einaudi)
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“Non sono mai stati i morti a crearmi problemi. Sono i loro assassini.”
E’ un lungo viaggio nero e onirico l’ultimo libro di Fred Vargas, nel quale ritroviamo il commissario Jean-Baptiste Adasmberg. L’antitesi, o quasi di un investigatore razionale classico, uno ’spalatore di nuvole’, incapace di seguire il pensiero logico a cui si dedica metà del suo dipartimento, un personaggio la cui “mente destrutturata” e ingarbugliata appare come “una carta muta, un magma in cui nulla riesce a isolarsi, a identificarsi come idea”. Non è il mondo oscuro e violento che circonda Adamsberg a non essere più decifrabile, come accadeva nel noir classico, ma è il commissario a non potere interpretare razionalmente il mondo, riuscendone a vedere solo il lato misterioso e tragico, le ‘ombre’ e finendone spesso sopraffatto.
In un’atmosfera cupa (dalle tinte forse più ‘gialle’ che ‘nere’ però), fra i fantasmi di monache sanguinarie, cervi squartati, cimiteri profanati, santi, assassini e poliziotti che parlano in versi come personaggi di Racine, Adamsberg segue l’esile filo dell’intuizione, della suggestione, della deriva infinita dell’interpretazione. Non mette in fila i fatti ma piuttosto segue la sua intuizione, per quanto lontano nello spazio e nella mente possa portarlo, e aspetta che i fatti si mettano in fila da soli.
Un bel romanzo, decisamente sopra la media, ma non un capolavoro, come strilla la fascetta. Personalmente trovo la scrittura della Vargas per lunghi tratti irritante, infarcita più volte di pensieri banali e situazioni pretestuose, pur non potendo cogliere i riferimenti a Racine, secondo la postfazione fondamentali. Ma allo stesso tempo questo libro ha un fascino innegabile e profondo, un’atmosfera avvolgente, che trascina dentro il cuore del racconto e, come per inerzia, da un certo punto in poi, incolla alle pagine. Da leggere.
Link: Pensare (Hari Seldon), Scarsamente tollerante, Il libro su Ibs
Aprile 18, 2007 alle 6:55 am |
Non ho letto questo libro delle Vargas (ma altri sì): sono completamente d’accordo col periodo dell’ultimo capoverso che va da “personalmente” a “pretestuose”
Aprile 18, 2007 alle 1:45 pm |
Come dici tu i suoi libri non sono capolavori, ma di sicuro al di sopra della media di molti altri libri in circolazione spacciati anch’essi come capolavori e a volte insigniti pure di qualche premio letterario. Ciao giulia
Aprile 25, 2007 alle 9:49 pm |
Bella Patrick,
per favore avrei bisogno che tu pubblicizzassi un attimo questo video.
Grazie e a presto,
Ciabba
Aprile 27, 2007 alle 10:16 am |
sauro: com’è che ci fa questo effetto? Comunque negli ultimi giorni sfogliavo di nuovo il libro, come mi capita di fare dopo la lettura… e non ho mutato l’idea.
giulia: vero. spazzatura ce n’è tanta in giro. non sempre è facile evitarla.
ciabba: la sottile malinconia della tua opera sfiora il subline.
Maggio 14, 2007 alle 2:44 pm |
Della Vargas ho letto un solo libro:
http://www.xantology.com/2006/11/27/il-romanzo-a-rovescio/
Sono certo rimarrà l’unico. Niente soldi: era un prestito. Ma il tempo, il tempo che ho speso per leggerlo, chi me lo restituirà?
Maggio 15, 2007 alle 12:13 pm |
antoniop: io faccio fatica ad abbandonare i libri. in genere cerco di finirli anche se il tempo è prezioso. perché lo hai finito?
“nei boschi eterni”, mi dicono, è comunque meglio.
p.