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Essere pagato, anche se poco, per scrivere di terre lontane. E poi supporto da una redazione e possibilità di pubblicare le proprie storie su un sito di qualità. Non sono abituato a fare spot, ma se fossi ancora all’università parteciperei al volo al ‘correspondents program’ di Glimpse. I requisiti fondamentali: vivere in un Paese straniero (e scriverne) per almeno dieci settimane fra agosto e dicembre, avere più di 18 anni e – naturalmente – scrivere in inglese. Unica pecca: iscriversi costa 25$ (ma in casi di gente che non se lo può proprio permettere si può essere esentati).

‘Ispirare’ i viaggi attraverso le parole di chi quei posti li ha visti, vissuti, raccontati. Chi ama viaggiare e conoscere nuove culture sa come la scintilla dell’ispirazione possa nascere da un romanzo, da una fotografia, dal racconto di un altro viaggiatore che ci regala un’emozione. E’ l’idea alla base di Minube, community dedicata  nata in Spagna nel 2007 e arrivata in Italia 2009: ‘ispirare’ i viaggi attraverso i racconti, le esperienze della comunità, fornendo un servizio completo dall’inizio alla fine. 

Ciro Gechelin

Ciro Gechelin

 Nato nel 2007, è la community numero uno  dedicata ai viaggi in Spagna. Dal 2009 ha aperto anche in Italia ed è in crescita anche nel nostro Paese.  A mio avviso ci sono ancora grandi margini di miglioramento, ma in un panorama un po’ stantio, ‘appiattito’ sul modello di Tripadvisor (che non amo perché tende ad appiattire tutto su un gusto medio e sulla recensione – provate voi a provare un’emozione leggendo Tripadvisor) è una bella novità. Io mi sto divertendo un bel po’ a scrivere tutte le ‘esperienze’ che non scrivo sul blog e forse potreste divertirvi anche voi. Ne parliamo con il ‘community manager’ di Minube Italia, Ciro Gechelin.

Come nasce Minube e qual è lo spirito del sito?
Minube nasce alla fine del 2007 in Spagna come una giovane impresa startup. Gli inizi ricalcano quasi le classiche storie delle grandi imprese americane nate in un garage, frutto di poche persone. Presto però il progetto ottiene un grande successo, superando i confini nazionali. Oggi minube è la maggiore travel community in Spagna ed esiste anche in Francia, Italia, Portogallo, Germania e Cina.

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Il Giappone ferito

Mike Clarck/Afp/Getty Images

Natori, Miyagi (Foto Micke Clarck/Afp/Getty images da Ilpost.it)

Matsushima ya

Matsushima ya

(Basho)

Come molti in queste ore non riesco a staccarmi dalle immagini dell’immane devastazione che ha colpito il Giappone, un paese  dove ho amici e che avevo appena iniziato a conoscere e ad amare. I fotogrammi di un immenso, spaventoso  fiume di acqua nera  che trascina via gli oggetti e le sicurezze della nostra vita quotidiana ci ricordano che siamo solo aggrappati a un instabile pezzo di roccia che vaga nello spazio: auto, bus, pali della luce, intere case vengono inghiottite nel gorgo infernale a ricordarci che siamo impotenti di fronte alla natura, che la possiamo controllare e domare solo nei nostri deliri di onnipotenza. La geografia viene modificata, intere isole vengono sommerse come nell’arcipelago di Matsushima che resterà immortale solo nei versi dei poeti. Mi fermo qui: i luoghi comuni sul Paese e sulle catastrofi naturali sono stati ampiamente approfonditi in questi giorni, assieme però a cronache drammatiche, sensibili, approfondite di chi è riuscito ad andare sul posto. Alcuni inviati hanno mostrato che fare il giornalista ha ancora un senso, nonostante il diluvio di foto e video scattate dai testimoni, ai lapidari tweet di chi c’era. Un diluvio di immagini e di frammenti che mostra assieme l’estrema forza e debolezza del citizen journalism, che perde di senso se non c’è un occhio sensibile capace di vedere, raccontare, spiegare.

Nel frattempo, nessun’attesa dell”apocalisse’ di cui alcuni hanno parlato nel resto del Paese. La vita scorre come sempre, soprattutto nel sud ovest. Però non è nemmeno del tutto vero che, almeno nei primi giorni dopo il terremoto non ci fossero timori anche nella capitale (ma anche adesso a giudicare delle email). Amici giapponesi che vivono a Tokyo mi raccontano del terremoto più terrificante che abbiano mai vissuto, di aver fatto 30 chilometri a piedi per tornare alle loro abitazioni, dei danni, dei blackout controllati in tutto il Paese (nulla, nella nostra epoca, fa paura come la mancanza di elettricità), delle nuove scosse che fanno ancora ondeggiare i grattacieli, di parenti che hanno lasciato le zone vicino a Fukushima per paura. Ma non si può parlare di un paese in ginocchio: se c’è una cosa che ho imparato a conoscere dei giapponesi – e che non è solo un luogo comune – è la loro forza d’animo, la loro incrollabile fiducia nelle proprie forze. Feriti, ma non in ginocchio. Ganbare Nihon

(post aggiornato dopo le ultime notizie)

Solidarietà: Per donare 2 euro per i soccorsi in Giappone potete mandare un sms al 45500 (Iniziativa della Croce Rossa Italiana), Istruzioni per donare

Foto: Un altro giorno di navi, case automobili (Il Post.it)

Filmati:I video (Quotidiano.net)

More about Il monaco e la signoraNon conoscevo Pico Iyer prima che diventasse il mio unico compagno di viaggio (letterario) in Giappone. Devo ringraziare Simona, che mi ha fatto avere ‘Il monaco e la signora’ alla vigilia della partenza perché questo libro del ’91, pubblicato in Italia da Feltrinelli tre anni dopo, non è stato ristampato e incomprensibilmente è quasi introvabile in Italia.

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Raj Mandir cinema, Jaipur - India

Raj Mandir cinema, Jaipur - India (di Patrick Colgan)

C’è chi considera chiudersi in un cinema uno spreco di tempo mentre si viaggia in un paese straniero. Sedersi in sala e vedere un film, invece può essere un’esperienza indimenticabile, che ricorderete vividamente. Spesso ci sono cinema semplicemente troppo belli per perderseli. Ma non è l’unico motivo: in alcuni Paesi può aiutarti a conoscere particolari aspetti di una cultura (in India, per esempio). E la lingua? Non è sempre un problema: in moltissimi Paesi (Islanda, Svezia e Turchia i primi che mi vengono in mente), i film non sono doppiati – barbara usanza italiana – ma sono in lingua originale con i sottotitoli in inglese, quindi se la padronanza della lingua è sufficiente, ci si può anche gustare la proiezione. Ecco i miei tre cinema preferiti incontrati in viaggio

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Le buone idee di Minube

Se c’è qualcosa che non manca sono i siti web dedicati ai viaggiatori. Da siti più o meno ‘puri’ di recensioni come Tripadvisor, a ibridi fra siti di prenotazioni e di recensioni come Hostelworld, ai ‘consigli dall’interno’ di Spotted by locals, c’è davvero poco spazio per nuovi ingressi. Servono creatività e nuove idee. E il sito Minube (nato in Spagna) promette qualcosa di leggermente diverso, sfruttando l’ormai abusata impostazione da social network assieme a funzionalità interessanti. L’idea è quella di creare ‘guide costruite in rete’.

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Fra le onde di Jaipur

Celebrating Muharram, Jaipur, India

Muharram a Jaipur (di Patrick Colgan)

Nuotare nella folla delle celebrazioni per la Muharram in India

E perché fidarsi degli altri

Era il 20 gennaio 2007. Non ci feci quasi caso quando Salim, il tassista con un eterno, luminoso sorriso stampato sul volto mi disse che il pomeriggio mi avrebbe portato a un non meglio precisato ‘festival’. Non sapevo cosa aspettarmi, ma non ebbi nemmeno il tempo di sorprendermi: quando arrivammo fra i palazzi rosa della città vecchia di Jaipur ci trovammo improvvisamente in una folla disordinata e immensa, avvolti dal suono frastornante dei tamburi. Tutto intorno a me era indecifrabile, incomprensibile, alieno. Ero l’unico occidentale e nella calca perdevo continuamente di vista Salim, la mia àncora  fra le onde impetuose del mare umano in cui nuotavo alla deriva.

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Shibuya, Tokyo

The usual Shibuya crossing madness

Shibuya crossing (di Patrick Colgan)

Mare umano a Shibuya, Tokyo. Probabilmente l’attraversamento pedonale più affollato al mondo. Qui le altre foto dal Giappone

Altri post sull’argomento: Giappone, cinque miti da sfatare

p.s. E dopo quasi sei anni ho cambiato il layout del blog

Remote isole artiche, ebbrezza da viaggio, test nucleari e quello che le cartine non dicono

All’età di 9-10 anni (forse prima) sviluppai una certa passione per le cartine geografiche. In realtà era quasi una fissazione. Da solo in camera le guardavo e riguardavo a lungo, non mi muovevo di un centimetro, ma lasciavo viaggiare l’immaginazione. Sfogliavo spesso il vecchio atlante di mia madre. Era un De agostini, che io ricordo da sempre tutto rovinato, anche se in realtà penso di esser stato io a contribuire in maniera determinante alla sua usura. Trovavo irresistibili le pagine con i riassunti sintetici dei continenti, le bandiere degli stati e le informazioni principali su ogni Paese: gran parte del mondo a parte qualche nazione avanzata sembrava andare avanti con una misteriosa ‘economia di sussitenza’, producendo gran quantità di miglio e sorgo. I minerali estratti nei Paesi che più mi affascinavano erano invece uranio, bauxite, alluminio e i misteriosi fosfati. Qualche volta approfondivo sull’enciclopedia. Ricordo distintamente quando preso dalla foga, alle  medie (o erano le elementari?) scrissi in un tema di Geografia sul terzo mondo che alcuni paesi, ricordo fra gli altri India e Brasile, sembravano avere le risorse, in particolare materie prime e crescita demografica per emergere. Mi beccai un’insufficienza: nel sussidiario ufficiale non c’era scritto. Continua a leggere »

Four lines

Four Lines

Quattro fotografi, zaini stipati con 200 pellicole Polaroid e quasi novemila chilometri di ‘viaggio emozionale’ attraverso la scandinavia, diretti alle isole Lofoten, ai confini nord dell’Europa (uno dei luoghi che hanno un posto speciale nel mio cuore). Il risultato sono 1.800 scatti in 24 giorni e un viaggio che – come tutti i viaggi più belli – continua anche una volta tornati a casa, con tre mostre già allestite in giro per l’Europa (Svezia, Italia, Portogallo e di nuovo Italia).

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